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Percorsi della pratica laboratoriale sul campo

  1. Realizzazione e scrematura del Calderone. Individuato un tema, un argomento, un contenuto che il gruppo di ricerca/azione, o alcune sue componenti, ritengono interessante e significativo per la propria ricerca e per il lavoro didattico, si procede alla realizzazione del così detto calderone: una sorta di contenitore ideale nel quale raccogliere i materiali (immagini, citazioni, articoli, video, oggetti …) che i componenti del gruppo di ricerca intendono farvi affluire per costituire una sorta di patrimonio comune costruito con le suggestioni, i saperi, l’immaginario, le ipotesi, i riferimenti culturali, le metafore, le immagini … che ciascuno ha dell’argomento prescelto. In tale fase è possibile che l’argomento stesso si trasformi. Una volta costruito il calderone, che ovviamente guarderà all’argomento prescelto da punti di vista diversi (letterario, storico, sociologico, scientifico, poetico …), il gruppo procederà ad una scrematura dei materiali (ed eventualmente ad una aggiunta di qualche materiale pertinente alla “piega” presa dal tema prescelto durante il corso di questo lavoro, precisando, così, il taglio che intende dare al laboratorio e le fasi irrinunciabili dalle quali esso deve essere costituito.   
  2. Prima stesura del canovaccio. Si procede poi ad ordinare il  materiale selezionato secondo una sequenza che realisticamente tenga presenti i contenuti selezionati in relazione al target dei partecipanti al laboratorio, ai tempi e agli spazi, ai ritmi, che dovranno rispettare i ritmi del corpo (concentrazione ed espansione; lavoro individuale, di piccolo gruppo, di grande gruppo; lavoro intellettuale e lavoro manuale; …), badando che il canovaccio acquisti un’armonia interna.
  3. Sperimentazione del laboratorio. Per testare la validità di questa prima ipotesi di canovaccio, si farà in modo di poter realizzare il laboratorio di cui esso schematizza il percorso. Allo scopo si inviteranno a partecipare all’esperienza circa 10 persone interessate al lavoro di formazione, che possano avere una funzione critica e propositiva.
  4. Valutazione e messa a punto del canovaccio. Al termine dell’esperienza, e dopo averla discussa con i partecipanti al laboratorio, il gruppo che l’ha promossa si riunirà per discuterne gli esiti e, facendo tesoro degli errori, delle lacune, delle critiche e delle proposte, dei punti forti e dei punti deboli che si sono manifestati, procederà alla correzione del canovaccio e alla sua messa a punto. Nel caso in cui l’esperienza fosse risultata completamente negativa, il gruppo ridiscuterà il suo approccio all’argomento prescelto, fino a rivedere, se occorre, la stessa scelta effettuata.   
  5. Prova generale. Anche la nuova versione del canovaccio ha bisogno di essere verificata, possibilmente da un numero maggiore di partecipanti rispetto alla prima verifica e soprattutto da partecipanti che non appartengano alla ristretta cerchia dei… “soliti noti”. Verifica, infatti, non significa giocare in casa la partita per non mettere a rischio il consenso, ma invece esporsi sul campo, in modo da raccogliere stimoli per la ricerca e per l’innovazione.

 

PRELIMINARI

  1. Presentazione. Ogni partecipante si presenta. Ciascuno scrive il proprio nome su un cartellino da poter attraccare sul petto (anche il conduttore, come gli altri, lo fa), così da facilitare la conoscenza reciproca e la partecipazione (durante il lavoro ci si potrà chiamare l’un l’altro per nome). La presentazione può includere una comunicazione molto sintetica sul proprio rapporto con il tema del laboratorio, oppure può esser proposto un brain storming in cui ciascun partecipante associa liberamente al tema del laboratorio ricordi, immagini, metafore… Del brain stormingviene tenuta memoria in un cartellone.
  2. Introduzione. Il conduttore introduce l’argomento del laboratorio con una breve presentazione mostrando immagini (foto, disegni, schemi….) e/o leggendo brani (miti, leggende, metafore, similitudini, brevi testi di letteratura contemporanea e classica….) o visitando luoghi pertinenti. E’ molto importante che nella stesura del canovaccio si discuta a lungo sulla scelta di tali materiali, in modo che risultino essenziali ed assolutamente pertinenti al senso formativo dell’esperienza. La loro ridondanza, infatti, crea nei partecipanti confusione e disorientamento.
  3. Rilassamento. Vi può essere subito dopo un breve rilassamento, come momento di      concentrazione e stacco rispetto al vissuto quotidiano, utile a predisporre all’ascolto di sé e all’ascolto reciproco.
  4. Consegna. Il conduttore dà la prima consegna ai partecipanti. Le consegne possono essere più d’una susseguendosi dopo ogni fase del lavoro. In questo caso le successive fasi del laboratorio possono reiterarsi: per esempio si può passare più volte dal lavoro individuale a quello di sottogruppo e poi di grande gruppo.

 

PARTE CENTRALE

  1. Produzione scritta. Se la consegna lo prevede, ogni partecipante, usando il linguaggio indicato (grafico, pittorico, gestuale, mimico, scritto, sonoro, plastico …), si esprime liberamente e spontaneamente in relazione alla consegna ricevuta. Il lavoro può essere individuale o di piccolo gruppo e, in qualche caso, perfino di grande gruppo. 
  2. Produzione grafico-pittorica. Può essere richiesta la produzione di elaborati con materiale predisposto, carte, cartoncini colorati, stoffe, lane, perline, conchiglie, legnetti, creta, materiale di recupero, ecc.… In nessun caso riferendosi a tali elaborati li si chiamerà con nomi riservati alla produzione artistica. Questo rigore linguistico è determinato dalla necessità di non ingenerare equivoci: gli elaborati non hanno infatti pretese artistiche, anche se la cura della loro estetica è sempre gradita.
  3. Produzione di manufatti. In alcuni laboratori può essere necessario materializzare nella costruzione di un oggetto una determinata metafora relativa al tema del laboratorio stesso. Così è per quanto riguarda la costruzione di un mòbile nel laboratorio de l’Aria e di un modellato in argilla nel laboratorio de l’Ascolto. In nessun caso riferendosi a tali manufatti li si chiamerà con nomi riservati alla produzione artistica. Questo rigore linguistico è determinato dalla necessità di non ingenerare equivoci: i manufatti non hanno  pretese artistiche, anche se la cura della loro estetica è sempre gradita.
  4. Drammatizzazione e role play. Può esser richiesta la drammatizzazione di un dato tema o la rappresentazione, con il corpo ed il movimento, di elementi significativi del tema trattato (come accade per esempio nel laboratorio de “I Castelli” in cui si prevede la costruzione col corpo di determinate figure geometriche). Può essere usata la simulazione di casi  e si può ricorrere alla così detta sedia vuota: postazione immaginaria di un personaggio che incarna un problema centrale al quale ciascuno dei partecipanti può rivolgersi per contestare, eccepire, suggerire, plaudire…     
  5. Qualora si palesi nei partecipanti la presenza di posizioni diverse su un argomento cruciale, o si evidenzi la necessità di affrontare un tema da diversi punti di vista, può esser richiesta l’attivazione del Role play (distribuzione fra i partecipanti di determinati ruoli emblematici relativi al tema del laboratorio), prevedendo anche gli eventuali ruoli di accusa e difesa per animare la discussione di opposte fazioni.

 

CONCLUSIONI

  1. Mostra. Nel gruppo riunito al completo si effettua la presentazione degli elaborati individualmente, se il lavoro è stato individuale, o di gruppo, se si è lavorato in sottogruppi. I suoi esiti possono venire organizzati in una piccola mostra estemporanea che dia agio a tutti di osservare e commentare.
  2. Esposizione orale. Si espongono anche i percorsi del lavoro: le motivazioni, le emozioni vissute, i blocchi cognitivi, i problemi incontrati, le soluzioni trovate, le criticità ancora aperte …
  3. Brain storming. Un Brain storming può concludere il laboratorio. Al termine dei lavori, tornando a fare libere associazioni con l’argomento del laboratorio, ciascun partecipante può esprimere l’eventuale cambiamento che l’esperienza vissuta può aver prodotto in lui. Un secondo cartellone può essere in questo caso redatto da un componente del gruppo. Così,  confrontando il brain storming iniziale con quello finale, potranno essere evidenziate le eventuali differenze di posizione assunte.
  4. Restituzione. Il conduttore espone la sua restituzione del laboratorio.
  5. Bilancio dell’esperienza. Non va dimenticato che la realizzazione di un laboratorio è incastonata in un percorso di ricerca/azione e dunque, per orientarne la scelta delle fasi successive, verrà fatto un accurato bilancio dell’esperienza, esaminandone l’adeguatezza o meno di tempi, spazi, materiali, attrezzature, consegne, allestimento contesti, canovaccio, distribuzione dei compiti, efficacia di sintesi, percezione del senso complessivo dell’esperienza da parte dei partecipanti, gradimento dei presenti, eventuale generatività dell’esperienza stessa ecc... Grande importanza rivestirà in tale bilancio una riflessione sul rapporto che l’esperienza stessa intrattiene con il quadro complessivo della ricerca/azione.

 

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