bn1.jpgbn2.jpg

Esempi di Laboratori

Tranne il “Gioco della sabbia”, tutti i laboratori di seguito elencati sono stati più volte esperiti e realizzati dal Gruppo “Appassionata Mente” che ne è stato di volta in volta partecipante all’interno del suo percorso di formazione, e conduttore nelle esperienze di formazione rivolte a bambini e ragazzi, genitori, colleghi, insegnanti e non. Questi laboratori, che intendono esemplificare un metodo di lavoro, non vanno intesi come modelli, ma più precisamente come l’incarnarsi della co-costruzione di una metodologia. Anzi, va ribadito che considerarli dei modelli sarebbe tradirne una delle peculiarità più importanti, che è quella euristica, illustrata dalla metafora dell’impollinazione. Essi rappresentano soltanto degli esempi che non esauriscono in nessun modo il campo delle esperienze praticabili nella forma laboratoriale e proponibili in una ricerca/azione sulla formazione. Tali esempi hanno già mostrato il loro valore euristico. Una volta agiti, essi si sono infatti mostrati capaci sia di innescare processi di autoconsapevolezza circa il proprio fare educazione, sia di avviare processi moltiplicativi delle strategie didattiche laboratoriali -così da renderle pertinenti ai diversi contesti educativi-, sia di innescare processi di produzione di proposte innovative rispetto alle pratiche tradizionali di insegnamento.

Proposti tutti nell’ordine in cui si sono svolti, alcuni esempi di laboratori presentano anche le loro varianti o i loro antecedenti (Calderone, Prova generale, Messa a punto), oltre che la versione più rifinita, che, tuttavia, va sempre considerata sperimentale e suscettibile di variazioni migliorative, o semplicemente di adeguamento a diversi contesti, durata, vincoli organizzativi, ecc.

Come sarà specificato nella sintesi che segue, l’ideazione e la progettazione di una parte cospicua di questi esempi è opera di Ortensia Mele, conduttrice del Gruppo. Ma da un certo punto in poi del suo percorso formativo, Appassionata Mente ha liberato la sua creatività inventando, progettando, conducendo diversi laboratori, in modo sempre più autonomo.

1) L’ascolto prende forma (ideato e condotto da Ortensia Mele) inaugura la serie dei laboratori del percorso formativo, in quanto la capacità di ascoltare è qualità principe dell’educare e di un gruppo in formazione. Sue condizioni necessarie –anche se non sufficienti- sono la capacità di distinguere l’ascolto dal non ascolto e la consapevolezza nell’ascoltarsi/ascoltare. Attraverso la creazione e la lettura di un manufatto ciascun partecipante avrà modo di porsi questi ed altri interrogativi articolandone e specificandone in gruppo gli aspetti più significativi.

2)    II laboratorio Le scatole della memoria (ideato da Ortensia Mele) propone a ciascun partecipante la costruzione di una scena miniaturizzata come precipitato di uno o più eventi significativi della propria storia, così come il tempo e la memoria li hanno modellati, assemblati, deformati ... . Attraverso la lettura dei piccoli oggetti che comporranno la scena e soprattutto attraverso quella delle relazioni che questi oggetti intrattengono nello spazio, ogni partecipante avrà modo di dire di sé, protetto dal velo del linguaggio simbolico, che non ha bisogno della cruda luce dello svelamento per additare e significare. Questo laboratorio, insieme a quello precedente, si sono mostrati particolarmente indicati come esperienza fondante per la costruzione di un gruppo.

3)    Il laboratorio Identità: singolare o plurale ? (ideato da Ortensia Mele) muove da un interrogativo: perché molti, ancora oggi, confessano di non capire e di non gradire "l'arte moderna"? Cosi, il laboratorio propone un itinerario, che attraverso la produzione di autoritratti, possa condurre all'esperienza della decostruzione, caratteristica peculiare di attività artistiche, letterarie, estetiche … fin dagli anni '10 del novecento, per esplorare poi, dentro i manufatti prodotti dai partecipanti, il senso forse perduto dell'unicità e dell'unitarietà, o quello forse scomodo e minaccioso della pluralità, della frammentazione e della frantumazione dell'identità che abitano il nostro tempo e ciascuno di noi.

4)    Corpo e segno (ideato da Ortensia Mele), ovvero “Le radici corporee del segno”, è un laboratorio particolarmente metaforico nel quale, attraverso l’esperienza di catturare con dei segni l’espressione peculiare di un corpo che attraversa uno spazio dedicato, si può pervenire alla consapevolezza della convenzionalità dei segni, del loro essere linguaggi locali, provvisori e contingenti, incapaci non solo di cogliere l’oggettività,  ma anche di rappresentare quella ineliminabile ambiguità, pluralità ed eccedenza di significato che i sistemi viventi interagenti nel contesto esprimono. Per mostrare come, con gruppi di partecipanti diversi il labordatorio sia soggetto a variazioni, di questo si danno qui due versioni.

5)    Nel labirinto dei 5 sensi (ideato e condotto da Isabella Moretti, Michela Lanciani Tiziana Gasperi, Teresa Onesti del Gruppo Appassionata Mente) promuove esperienze sensoriali plurime che additano l’importanza fondante della sensorialità, la sua ricchezza anche evocativa, il suo peculiare sottrarsi alla descrizione puntuale ed esaustiva, la sua grande potenzialità di alimentare ogni forma di conoscenza, di espressione e di comunicazione e .... la sua scarsa considerazione in ambito scolastico.

6)    Sintesi del percorso (ideato e condotto da Ortensia Mele) vuole essere un esempio di come nella formazione si possa ricapitolare le tappe di un percorso di conoscenza richiamando le esperienze vissute col corpo tutto ed esplicitandone il filo conduttore e i valori cognitivi ed euristici.

7)    Metafore dell’insegnare (ideato e condotto da Ortensia Mele). Questo laboratorio, che per il gruppo Appassionata Mente ha inaugurato la seconda fase della ricerca/azione intitolata “Dalla Lezione al Laboratorio”, ha inteso sollecitare una riflessione sulle immagini, che spesso inconsapevolmente, guidano le scelte etiche e comportamentali anche nel lavoro professionale, contestualmente richiamando l’attenzione, più in generale, sulle funzioni cognitive ed euristiche della metafora. Anche di questo laboratorio si danno due versioni.

8)    Apprendimento informale e formale (ideato e condotto da Ortensia Mele) coerentemente con il carattere fondativo sia della prima che della seconda fase della ricerca/azione, con questo laboratorio ci si è proposti di additare lo scarto esistente fra le motivazioni ed il senso che sostengono l’apprendimento naturale della lingua da parte del bambino piccolo e quelle sottese all’apprendimento formale che le istituzioni scolastiche si sforzano di promuovere. Il confronto fra i due tipi di apprendimento è volto a sostenere e incrementare quelle strategie formative che, senza impoverire l’insegnamento, siano in grado di coniugare vita e conoscenza.

9)    I Castelli (ideato e condotto da Rosanna Amadei e Tania Testi). Si tratta del primo laboratorio dal contenuto esplicitamente disciplinare progettato da due partecipanti alla ricerca/azione  Appassionata Mente e messo a punto da tutto il gruppo. Prendendo in esame questo materiale articolato, è possibile, dunque, seguire lo sviluppo dell’elaborazione di una proposta formativa, la sua sperimentazione, la riflessione critica che ne segue e le ragioni delle modifiche apportate alla proposta stessa.

10) L’aria (ideato e condotto da Rosanna Amadei, Angela Anguillesi, Elena Falconetti, Tania Testi). Con questa proposta un sottogruppo di Appassionata Mente si cimenta con l’ideazione (la sperimentazione, la messa a punto e la nuova sperimentazione saranno opera di tutto il gruppo) di un laboratorio transdisciplinare, che, oltre a lasciar intravedere numerose potenziali piste di lavoro in classe, risulterà essere anche una riflessione metaforica sul percorso formativo del gruppo stesso. L’aria, per il suo carattere immateriale e scarsamente incline al controllo, diviene infatti l’immagine di una conoscenza come perturbazione..

11) Lo scarabocchio. Ordine e disordine: una dicotomia di opposti o una coppia di complementari? (ideato da Ortensia Mele). La coordinatrice del gruppo offre all’esperienza delle partecipanti un particolare tipo di canovaccio che fa da filo conduttore esplicito per un laboratorio volto ad esplorare la ricchezza e le innumerevoli potenzialità, anche estetiche del caos, cui fa da contrappunto complementare la riduzione leggibile, ma limitata e parziale di alcune scelte di ordine, in grado di offrire  un piacere euristico oltre che estetico. 

12)  La lettura e le immagini profonde (ideato e condotto da Ortensia Mele). L’ipotesi da cui muove il laboratorio è quella che l’esplorazione di alcuni testi letterari possa baypassare sia le difficoltà linguistiche del testo che la critica letteraria, per proporsi come accostamento diretto del lettore al testo. Nel confronto fra testi opportunamente scelti allo scopo e attraverso il tramite empatico delle immagini profonde, il percorso laboratoriale può offrire, oltre all’esperienza di un rinnovato piacere del testo, anche l’opportunità di indurre nei partecipanti qualche consapevolezza circa il funzionamento dei neuroni specchio, a partire dall’osservarne dentro di sé le dinamiche.

13)  Certo Sì Amo le geometrie (ideato e condotto da Rosanna Amadei e Tania Testi). Il titolo del laboratorio, che nella prima parte suona “Certosiamo”, allude alla Certosa di Calci e alle operazioni (geometriche) che vengono proposte ai partecipanti sulle immagini di alcuni pavimenti della Certosa stessa. Il neologismo allude anche alle attività giocose che possono introdurre concetti anche complessi della geometria.

14)  Natura e geometria (ideato e condotto da Rosanna Damone e Ilaria Sabatini). Dando seguito alla proposta di inventare delle varianti del laboratorio “Certo sì amo le geometrie”, questo laboratorio, come dice il titolo, sollecita l’esplorazione del rapporto fra natura e geometria, accennando perciò anche alla geometria frattale. Il carattere operativo di tale esplorazione, poi, attinge suggestioni mutuate dal laboratorio dello scarabocchio, in quanto propone di utilizzare anche le composizioni modulari.

15)  A differenza degli altri, il laboratorio Il gioco della sabbia (Dora Kalff, Paolo Aite, Paola Tonelli) non è nato all’interno della ricerca/azione Appassionata Mente, ma è un’esperienza di educazione attiva, a sua volta mutuata dall’ambito psicanalitico. Evidenziando la possibile contiguità fra educazione e terapia, il gioco della sabbia propone la produzione, da parte di ciascun partecipante (adulto o bambino che sia), di un micromondo, la cui lettura rivelerà aspetti significativi del vissuto dell’autore/autrice, sia in relazione al contesto formativo nel quale si trova ad operare, che all’esperienza di vita personale/professionale che sta attraversando. Il laboratorio richiede, specie da parte di chi lo conduce, una grande sensibilità e capacità di mantenere la lettura dei manufatti entro i termini semiotici e fenomenologici, evitando indebiti sconfinamenti.

16)  Analisi di casi (ideato e condotto da Ortensia Mele). Mutuato da una proposta di Marianella Sclavi, che offre l’opportunità di confrontare due diversi comportamenti educativi, il laboratorio rivolto agli insegnanti, partendo da una simulazione, propone un confronto fra due metodi didattici: uno che promuove la conoscenza, l’altro che sanziona percorsi cognitivi non strettamente allineati con le attese del docente. Anche questo laboratorio offre la possibilità di elaborare molteplici varianti.

17) Le virtù dei semplici, ideato e condotto dal Gruppo Appassionata Mente, nasce da un lavoro su le  piante officinali proposto da Rosanna Amadei, Elena Falconetti e  Angela Anguillesi. Il laboratorio, che successivamente alla prima sperimentazione si articolerà in quattro laboratori paralleli, esplora le piante officinali  da quattro punti di vista diversi (Fiaba e magia, Cura, Cucina, Decorazione), a partire dalle suggestioni offerte dall’antica farmacia della Certosa di Calci e dalle attività che vi svolgevano i Frati Certosini. Questo laboratorio presenta tutto il suo iter, fin dal momento della creazione del così detto calderone. 

18) Cibernauti per caso (ideato e condotto da Ortensia Mele) è un piccolo laboratorio che si propone di interrogare il gruppo Appassionata Mente, ma anche qualunque gruppo di insegnanti sensibili al problema, sul rapporto esistente (o non esistente) fra le proprie proposte didattiche e le peculiarità che caratterizzano i “nativi digitali”.

Joomla templates by a4joomla