bn1.jpgbn2.jpg

Formazione Enattiva

«Enazione» è il neologismo che qui si introduce per rendere il termine inglese enaction, legato al verbo to enact che annovera tra i suoi significati letterali «rappresentare», p.es. uno spettacolo, «mettere in atto», «promulgare», p. es. una legge. L'autore [Francisco J. Varela, neuro scienziato cileno morto a soli 55 anni nel maggio 2001], fra l'altro, lo usa per designare il proprio approccio in quanto il processo di ema­nazione di una legge costituisce un'ottima metafora di ciò che più gli sta a cuore, ovvero sottolineare lo stretto rapporto che esiste tra azione e agente nel processo cognitivo, pur nel rispetto dei vincoli posti dall’ambiente (cfr. M. Mordini, L'approccio «enactive» di Francisco J. Varela: un'alternativa al rappresentazionismo nella scienza cognitiva. Tesi discussa alla Facoltà di Magistero di Padova, Corso di laurea in Psicologia. Padova A. A. 1088-1989) (N. d. T.).

(Nota 8 a pag. 118 di Lezioni Italiane. Fondazione Sigma Tau. F. J. Varela, Un know-how per l’etica, Il Saggiatore, Roma - Bari, 1992.)

 

IL MODELLO ENATTIVO E LA DIDATTICA NON LINEARE

Prima di definire in modo dettagliato cosa è il modello enattivo e quali sono le componenti epistemologiche alla base di tale modello occorre effettuare un confronto immediato su cosa non è, e soprattutto su cosa lo differenzia dal modello cognitivista, attualmente ancora dominante.

Modello cognitivista egemone
L’APPRENDIMENTO Modello enattivo

1. Orientato ad obiettivi

 

Creatore

2. Rivolto alla soluzione dei problemi

 

Rivolto alla definizione dei problemi

3. Astratto, simbolico, universale

 

Storico, incarnato, contestuale

4. Centralizzato

 

Distribuito

5. Sequenziale, gerarchico

 

Non-lineare

6. Fondato su rappresentazioni

 

Fondato su azioni

7. Regolato da programmi

 

Regolato da strategie

Resa evidente la contrapposizione (non priva di qualche forzatura dettata da necessità di chiarezza), possiamo cercare di dare una sintetica risposta a che cosa dobbiamo intendere quando si parla di enazione. I fenomenologi hanno evidenziato che la cognizione non può essere adeguatamente intesa a prescindere dal suo senso comune, cioè che essa s’identifica con la nostra storia fisica e sociale. Ciò comporta una concezione della conoscenza non come semplice riproduzione di un mondo predefinito. Questo però non vuol dire che la conoscenza sia effetto della configurazione solipsistica degli stati interni di un organismo.

LA TEORIA ENATTIVA RAPPRESENTA UNA VIA DI MEZZO tra costruttivismo forte e soggettivismo eccessivo.

Per essa, la conoscenza è il processo continuo che modella il nostro mondo mediante il gioco reciproco tra i vincoli esterni e l’attività generata internamente. Nella dimensione attuale della società postmoderna, le origini di questo processo reciproco sono ormai perdute, ma è proprio l’accento posto sulla “codeterminazione” che distingue il punto di vista enattivo da ogni forma di costruttivismo e di neo-kantismo biologico. Nella teoria enattiva la cognizione viene, dunque, intesa come “azione incarnata”:

INCARNATA

in primo luogo perché dipende dal tipo di esperienza derivante dal possesso di un corpo con diverse capacità senso-motorie; in secondo luogo perché, tali capacità senso-motorie individuali sono esse stesse incluse in un contesto biologico, psicologico e culturale più ampio;

AZIONE

per evidenziare che nella cognizione vissuta, i processi sensori e motori, la percezione e l’azione sono fondamentalmente inscindibili. È a questo punto che emergono i significati più rilevanti dal punto di vista dell’educazione: la cognizione non può essere vista come la risoluzione di problemi per mezzo di rappresentazioni, bensì come l’emergenza, la creazione di un mondo.

CIO' SIGNIFICA

• Che essa è azione comune

• Che essa è azione responsabile.

Dunque, nella prospettiva enattiva l’apprendimento è considerato come costruzione di un mondo comune del quale ciascuno è responsabile. Rispetto a queste analisi teoriche, quale posizione assume la scuola “reale”, soprattutto se calata in un contesto ambientale “deprivato culturalmente”, ma con una storia/vissuto” debordante in tutti i sensi? Possiamo continuare in un’opera parziale e impositiva, in qualità di conoscitori di “storie” che gli alunni dovranno solo imparare?

La ricerca/azione “Appassionata Mente” (programma di attività formative che cercano risposte alle domande appena formulate, mentre mettono in atto strategie sperimentali di risposta a quelle domande), ha adottato per sé la qualifica di enattiva per almeno due motivi:

1) perché la sua ricerca è volta a configurare strategie di insegnamento/apprendimento svincolate da un’idea di conoscenza che vede gli oggetti di conoscenza fuori del soggetto conoscente e separati da lui. Già Merleau Ponty intendeva scalzare quello che egli chiama il << pregiudizio del mondo>> -per il cui superamento la fenomenologia di Husserl invoca l’epoché: la sospensione della nostra naturale inclinazione realistica che attribuisce una sorta di statuto metafisico alla Realtà- e lo faceva proponendo un punto di vista “circolare” che partisse dall’inestricabile intreccio di io e mondo. E’ l’io incarnato che ebbe così poco successo ai tempi di Merleau Ponty a cui oggi, con gli approdi delle neuroscienze della embodied cognition viene riconosciuto statuto scientifico, perché, come afferma Francisco Varela, l'organismo è in grado di produrre, mantenere e (re-)impiegare i propri stati come se questi fossero fedeli rappresentazioni di fenomeni esterni. Questi stati sono detti di "second'ordine", nel senso che essi sono derivati dall'esperienza, piuttosto che registrazioni alla lettera di questa.

2) Perché la ricerca/azione che “Appassionata Mente” porta avanti è inscindibile da una metodologia enattiva. In altre parole, “Appassionata Mente” riconosce che l’efficacia della formazione riposa in modo cruciale sull’autoreferenza: se ciò che viene insegnato non viene testimoniato, se, come diceva Camus, un pensiero che aspira a cambiare il mondo non cambia il suo autore, allora esso è impotente. Se una formazione si rivolge a menti incarnate aspirando a sostituire la trasmissione del sapere, se essa aspira ad assecondare o a risvegliare la passione per la conoscenza, allora essa deve mettere in atto una metodologia diversa dalla trasmissione del sapere, deve dare testimonianza di menti appassionate, di menti incarnate.

Joomla templates by a4joomla